Come calcolare le spese domestiche e analizzarle

zzzz4508Avere un’idea puntuale delle proprie “uscite” – cioè delle spese personali o di quelle della propria famiglia – come se si fosse un’azienda che deve presentare un bilancio di fine anno, non è un vuoto esercizio intellettuale bensì un modo molto utile di individuare i consumi che incidono di più, quelli che devono essere tagliati, etc.

1) L’ELENCO DELLE USCITE ANNUALI 

Una volta, c’era il vecchio quaderno dei conti di famiglia, dove si annotavano soprattutto le principali uscite in modo da avere un’idea di quanto si era speso mese per mese. Oggi, nell’era del computer, si può fare la stessa cosa utilizzando un programma di foglio elettronico come Excel. In questo modo, possiamo creare tante righe quante sono le principali voci di spesa più una riga per il totale delle uscite. In genere, conviene fare questo conto non a livello mensile ma annuale, perché ciò che davvero ci interessa è quanto spendiamo in media al mese. Il punto è che molte spese si effettuano una sola volta l’anno (ad es. l’assicurazione auto, l’abbonamento alla TV di Stato, etc.), oppure in maniera sporadica nel corso dell’anno (spese dentistiche, spese per la manutenzione dell’auto, etc.), quindi è molto più facile e utile stimare quanto tipicamente spendiamo in un anno per tutte queste voci.

2) LO SCOPO PRINCIPALE: INDIVIDUARE LE VOCI IMPORTANTI 

In pratica, anziché annotare giorno per giorno o mese per mese, le nostre spese, conviene buttare giù tutto insieme, in un sol giorno, un elenco delle varie spese effettuate nell’ultimo anno (o, mediamente, negli ultimi 2-3 anni), partendo da quelle ritenute più importanti (casa, trasporti, cibo, etc.) per poi passare a quelle più piccole e/o occasionali (cene fuori, cinema, imprevisto 1, imprevisto 2, etc.). Naturalmente, quando le voci di spesa sono piccole – diciamo inferiori al 2-3% del totale – non dobbiamo elencarne una ad una ma accorparle in categorie adeguate: ad es. il cinema e le cene fuori possono andare nella voce “svago”, ma se ceniamo fuori molto spesso (per cui queste cene incidono più del 5% sul totale delle nostre spese) varrà la pena evidenziarle come voce a parte, poiché il nostro scopo è proprio quello di evidenziare le uscite che sono più rilevanti nel nostro budget.

3) UN CONTROLLO DA FARE UNA TANTUM 

Per ricosruire le spese effettuate in un anno, risultano molto utili i tabulati dei conti correnti e della carta di credito. Gli estratti conto bancari, inoltre, sono utili per fare un controllo essenziale: il totale delle uscite dal c/c in generale deve essere uguale alle uscite che abbiamo “ricostruito” a memoria e con l’ausilio dei tabulati, altrimenti vuol dire che ci siamo dimenticati qualcosa. Esistono vari tipi di spese, che possono essere suddivise in base alla frequenza con la quale si presentano: settimanali (cibo, trasporti), mensili (affitto, paghetta dei figli), bimestrale (luce, telefono, gas), annuali (polizze assicurative, scuola, iscrizione a club) e spese senza una frequenza precisa (spese mediche, di riparazione auto, abbigliamento, divertimenti, etc.). Se una spesa si ripete ogni tot anni – ad es. l’acquisto di un’auto – decidere di “spalmare” tale cifra per il numero medio di anni che utilizziamo quel veicolo. 

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4) LE SPESE PRINCIPALI DEGLI ITALIANI 

Una volta che avremo fatto questi controlli e individuato le varie voci di pesa, avremo un’idea chiara di ciò che possiamo o non possiamo permetterci – e che dunque dovremo tagliare – perché incide troppo sul nostro budget. Ma è interessante anche confrontare le nostre voci di spesa con quelle tipiche – cioè medie – degli italiani. Si scopre così che da anni almeno i 3/4 delle varie entrate (o redditi) dell'”italiano medio”vanno via in consumi, anche se di recente questa percentuale è cresciuta a scapito del risparmio, che è ciò che resta quando alle entrate togliamo tutte le spese. Tra le voci più di spesa più importanti per gli italiani troviamo: l’abitazione (compresi beni e servizi per la casa, utenze varie, etc.), i generi alimentari (comprese le bevande), i trasporti (compreso l’ acquisto dei mezzi di trasporto), vestiario, spese per la salute, altri consumi (divertimenti, viaggi, istruzione, etc.).

5) IL RISPARMIO NEL CONSUMO 

Non sempre il consumo si può considerare come una “spesa”, e quindi qualcosa di diverso dal risparmio. Infatti, è chiaro che se acquisto del cibo o dei prodotti che spariscono fisicamente dalla circolazione, o se devo pagare una bolletta o un’assicurazione, si tratta di un vero e proprio consumo e di una uscita netta. Ma se compro una casa o altre cose che rimangono a disposizione per anni e possono essere rivendute, in realtà non ho consumato bensì risparmiato, perché posso godere di quel bene ma al tempo stesso non ho perso totalmente la cifra spesa per acquistarlo: al massimo, ne avrò perso una parte. Ovviamente, alcuni beni – come l’auto, i mobili, etc. – in generale perdono di valore nel tempo, ma altri lo conservano e possono anche acquistarlo: è il caso, in particolare, dei beni rifugio, che possono costituire veri e propri investimenti: quadri, oro, gioielli, etc.



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