Come scegliere un buon ETF: cosa controllare

zz5479Gli ETF (o Exchange-Traded Funds) sono fondi indicizzati che replicano i vari indici di borsa e vengono commerciati come le azioni. Sono nati più di 15 anni fa, ma negli ultimi anni si sono guadagnati una crescente popolarità a svantaggio dei tradizionali fondi comuni di investimento.

Il valore del patrimonio netto sottostante di un ETF è calcolato prendendo il valore corrente del patrimonio netto del fondo (il valore di tutti i titoli all’interno del fondo) diviso per il numero totale delle azioni in circolazione. Il valore del patrimonio netto, o NAV, è pubblicato ogni 15 secondi per tutta la giornata di trading. Ma il NAV dell’ETF non è necessariamente il suo prezzo di mercato.

Quando si acquistano le quote di un fondo comune tradizionale, il valore patrimoniale netto (NAV) è molto simile al prezzo delle azioni: è il prezzo a cui le azioni vengono acquistate o vendute dalla società di fondi. In un fondo tradizionale, il NAV è fissato alla fine di ogni giornata di negoziazione.

Gli ETF, come noto, funzionano in modo un po’ diverso. Dal momento che gli ETF sono commerciati come le azioni, si può acquistare e vendere azioni in borsa ad un prezzo determinato dalla domanda e dall’offerta. Ecco perché il prezzo di mercato di un ETF può essere diverso dal suo valore patrimoniale netto. Il modo in cui gli ETF azionari sono strutturati aiuta a mantenere il divario tra i due prezzi.

Molti investitori – tra i professionisti – hanno preso atto di questi nuovi fondi. Il denaro investito in ETF è più che quintuplicato negli ultimi 5 anni. Il numero di ETF esistenti è salito alle stelle con lo stesso ritmo, per cui oggi gli investitori ne hanno centinaia tra cui scegliere. Questo numero è ancora piuttosto piccolo rispetto alle migliaia di fondi comuni di investimento che esistono, ma è in crescita.

Gli investitori scelgono gli ETF per diversi motivi: innanzitutto, i costi molto bassi, rispetto ai tradizionali fondi comuni; poi gli ETF forniscono un modo efficiente per investire in una parte specifica del mercato azionario o obbligazionario (per esempio, small cap, energia o mercati emergenti), o su un intero indice (come il FTSE Mib); infine, dal momento che traccia un indice, di solito si sa esattamente cosa c’è dentro un ETF, mentre con i tradizionali fondi comuni, le aziende vengono in genere rivelate con grande ritardo e solo periodicamente (tipo una o due volte l’anno).

È possibile acquistare ETF quasi ovunque sia possibile acquistare un’azione: in pratica, possono essere acquistati tramite un broker o un conto di intermediazione. La cosa migliore è tramite un piattaforma di brokeraggio online che fa pagare commissioni basse. Prima di impegnarsi con una società di brokeraggio, assicuratevi che essa offra l’ETF che state cercando, specie se non è fra i più diffusi.

Scegliete ETF di alta qualità che si inseriscano nel vostro piano di investimenti, per cui valutate gli ETF in maniera scrupolosa, almeno allo stesso modo con cui fareste con qualsiasi altro fondo comune. In pratica, quando valutate un ETF, ponetevi una serie di domande del tipo: cosa replica esattamente l’indice? Come è costruito? Cosa c’è dentro? Da quanto tempo quest’indice è in circolazione?

Mentre gli ETF che replicano indici di lunga data, come ad esempio lo S&P 500, hanno superato la prova del tempo, molti creatori di ETF stanno espandendo la definizione di indicizzazione. Nel frattempo, infatti, alcuni gestori hanno creato nuovi indici che tracciano segmenti “misteriosi” del mercato. Un investitore a lungo termine dovrebbe evitare ETF basati su parametri di riferimento in qualche modo esoterici.

Considerate anche il livello delle attività sottostanti: per essere considerato una scelta di investimento accettabile, un ETF dovrebbe avere un livello minimo di beni, ed una soglia comune è almeno 10 milioni di euro. Un ETF con un patrimonio di sotto di questa soglia rischia di avere un grado limitato di interesse per gli investitori. Come con un titolo, l’interesse limitato degli investitori si traduce in una scarsa liquidità (che si “paga” quando si va a vendere) e in spread di larghezza elevata.

Un investitore ha bisogno di controllare, in particolare, che l’ETF considerato sia scambiato in volume sufficiente su base giornaliera. Il volume di scambi degli ETF più popolari è valutabile in milioni di azioni quotidiane. D’altra parte, alcuni ETF a malapena mostrano qualche scambio giornaliero. Il volume di scambi è un ottimo indicatore della liquidità: in generale, più alto è il volume di scambio per un ETF, più esso è liquido, ed è probabile che lo spread domanda-offerta sia piccolo.

Mentre la maggior parte degli ETF seguono da vicino i loro indici sottostanti, alcuni non li ritracciano da vicino come dovrebbero. A parità di altri fattori, quindi, un ETF con uno scostamento minimo rispetto all’indice sottostante è preferibile ad uno con un maggior grado di errore. Gli ETF con bassi volumi di scambi hanno un maggiore spostamento dall’indice e andrebbero anche per questo evitati.

Prendete, infine, in considerazione i costi prima di investire. Il “rapporto di spesa” vi dice quanto costa un ETF. L’importo viene scalato dal vostro conto e serve a pagare le spese annuali totali di un fondo. Il rapporto di spesa non include le commissioni di intermediazione che si pagano per comprare e vendere le azioni di un ETF. L’ETF in media comporta un rapporto di spesa dello 0,44%, il che significa che il fondo vi costerà 4,40 € in tasse annuali per ogni 1.000 € investiti, mentre con i fondi comuni tradizionali è dello 0,74%.

Il rovescio della medaglia, tuttavia, è che ormai da diversi anni c’è stata una proliferazione di ETF più strettamente focalizzati ed esotici – molti dei quali non solo non testati a sufficienza, ma anche più costosi. Evitate pertanto questi fondi, a meno che non sappiate quello che state facendo. Inoltre, confrontate sempre l’andamento degli ETF di vostro interesse con quello di altri ETF simili.



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