Come scegliere un fondo comune d’investimento

zzzz47871) VANTAGGI E SVANTAGGI DEI FONDI COMUNI 

I fondi comuni sono strumenti di facile utilizzo adatti anche per i risparmiatori e gli investitori inesperti, purché siano ben consigliati. Offrono, pure agli investitori più esperti, numerosi vantaggi. Il principale vantaggio è, probabilmente, la possibilità di investire su mercati altrimenti difficilmente raggiungibili, per il singolo investitore, come ad es. i Paesi dell’area dollaro o i Paesi emergenti. Un altro importante vantaggio è la diversificazione, poiché acquistando una quota del fondi si comprano in realtà decine di titoli (obbligazioni e/o azioni), il che ottimizza il rapporto tra rischio e rendimento. I due svantaggi principali, invece, sono rappresentati dalle commissioni da pagare e dai tempi di ingresso e di uscita, che normalmente sono di qualche giorno: un periodo che potrebbe essere troppo lungo in tempi di grandi turbolenze finanziarie o addirittura di mercati al ribasso od a rischio di ribasso.

2) TANTI FONDI, UN ANDAMENTO SPESSO SIMILE 

Se uno va sui siti di Morningstar o di Standard & Poor’s, le due società esterne indipendenti che si occupano di classificare i fondi comuni di investimento secondo il loro rendimento e di dare un giudizio (espresso instelline), può divertirsi a confrontarsi fra loro alcuni delle centinaia di fondi di investimento oggi esistenti. Naturalmente, la cosa più interessante è mettere a confronto categorie diverse di fondi, per vedere le differenze di grafico e rendimento. Non ci vuole molto per notare che la stragrande maggioranza dei fondi che hanno almeno una componente azionaria ha un andamento che, sostanzialmente, “riflette” nel grafico i massimi ed i minimi del mercato azionario globale, che a sua volta è legato al mercato azionario Usa: le Borse di tutto il mondo, in altre parole, vanno bene o vanno male se va bene o va male Wall Street: quindi, la “diversificazione” sull’azionario è in parte fittizia.

3) QUALI CATEGORIE DI FONDI SCEGLIERE 

Se intendete investire in fondi comuni l’intero vostro capitale, allora la scelta delle relative percentuali da destinare all’obbligazionario e all’azionario va fatta sulla base del vostro profilo di rischio, che a sua volta dipende dagli obiettivi dell’investimento, dalla durata temporale e da altri fattori. Se, ad es. risulta coerente con il vostro profilo di rischio investire il 70% del capitale nell’obbligazionario e il 30% nell’azionario, vi conviene scegliere un fondo della categoria “obbligazionario” e un fondo della categoria “azionario internazionale”. Per quanto riguarda in particolare l’azionario, a meno che non si abbia una ragione per investire su mercati o settori particolari – il cui andamento è solitamente assai difficile da prevedere – conviene investire il grosso su un fondo internazionale “globale” (cioè che investe in tutto il mondo) e una parte su un fondo di uno o più Paesi “BRIC”: Cina, India, Brasile, Russia.

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4) IMPARATE A VALUTARE I FONDI: L’IMPORTANZA DEL BENCHMARK 

Per scegliere un buon fondo e per valutare successivamente il fondo che avremo scelto, occorre prendere in considerazione dei parametri di comparazione o punti di riferimento, detti benchmark. Ad es., se volete investire su un fondo azionario globale, l’indice di riferimento migliore è il MSCI World. Scartate i fondi che rendono in maniera sistematica meno del benchmark: infatti, normalmente avere delle prestazioni superiori a tale benchmark dovrebbe essere un requisito minimo per un fondo. Per questa ragione, specie se non avete molto tempo e non siete esperti del settore, vi conviene investire non direttamente su un fondo obbligazionario e su fondi azionari globali e specializzati, bensì sui relativi fondi di fondi, poiché i loro gestori selezioneranno per voi i migliori fondi comuni corrispondenti, cioè quelli che in passato hanno meglio performato rispetto al benchmark.  

5) ASSICURATEVI CHE SIANO FONDI A GESTIONE ATTIVA

Sulla carta, tutti i fondi comuni di investimento dichiarano di essere a gestione attiva – cioè di mirare a far meglio dell’indice di riferimento, o benchmark –  ma molti, di fatto, sono a gestione passiva, cioè mirano semplicemente a replicare tale bechmark. Per capire se si tratta di un fondo a gestione attiva o passiva basta confrontare la performance annua del fondo con quella del benchmark per un periodo di 7-10 anni: se i risultati sono molto simili, allora si è di fronte a un fondo a gestione passiva, anche se sul relativo regolamento c’è scritto diversamente. Ciò è importante soprattutto per i fondi azionari o con una componente azionaria, poiché per questi fondi si paga una commissione di gestione altrimenti ben poco giustificata. Se si vuole investire in uno strumento a gestione passiva, oltretutto, esistono oggi gli ETF (Exchange-Traded Funds), che praticamente non hanno spese.



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