Costi trading online: quale piattaforma e mercato scegliere?

zz4886Il costo del trading è la spesa complessiva che un trader deve sostenere per svolgere la propria attività di trading. Ci sono anche costi opzionali per le cose che il trader potrebbe desiderare di acquistare, come i servizi di news, i servizi di analisi tecnica su misura e connessioni più veloci, oltre ai costi obbligatori, che sono le spese che ogni trader deve pagare per svolgere il trading vero e proprio.

Per ogni trade che si inserisce su una piattaforma di trading online, si dovrà pagare una certa somma quali costi o commissioni. Questi costi variano da broker a broker, ma di solito sono una quantità relativamente bassa. Questi sono di solito l’unico costo di trading che occorre sostenere per negoziare azioni, ETF, future, etc. Ciò può sembrare semplice, ma molti trader trascurano questi costi di trading e quindi sottovalutano le sfide da vincere per generare un profitto a lungo termine.

Le commissioni relative agli ordini possono venir fatte pagare in due forme principali. La prima è la quota fissa: con questo modello, il broker fa pagare una somma fissa, indipendentemente dalle dimensioni e dal volume del trade. Per esempio, un broker può addebitare una commissione di 1 € per transazione eseguita. La seconda è la percentuale, che è il modo più comune per calcolare le commissioni:  il trader paga una percentuale sull’importo del trade, ovvero sul volume scambiato.

Il mercato Forex, tuttavia, non ha commissioni. A differenza dei mercati basati sugli scambi – come quello borsistico – il Forex presenta una caratteristica unica: le aziende del Forex sono concessionari, non broker. Questa è una distinzione fondamentale che tutti gli investitori devono capire. Un trading senza costi di transazione è chiaramente un vantaggio. Tuttavia, quello che potrebbe sembrare un gradissimo affare per gli operatori inesperti, in realtà non è esattamente tale.

A differenza dei mediatori, infatti, i concessionari si assumono il rischio di mercato fungendo da controparte al trading dell’investitore. Essi non fanno pagare commissioni: fanno i loro soldi attraverso lo spread domanda-offerta (bid-ask). Alcune società di intermediazione offrono uno spread fisso, altre offrono uno spread variabile e altre ancora fanno pagare una commissione che è una percentuale dello spread.

Il modo più semplice per capire il termine “spread” è pensare ad esso come a una tassa che il vostro broker vi fa pagare per fare trading. Il vostro broker vi dà due prezzi per ogni coppia di valute che offre sulla propria piattaforma di trading: un prezzo per comprare (prezzo di offerta) e un prezzo di vendita (il prezzo di domanda). Lo spread è semplicemente la differenza tra questi due prezzi e ciò che il broker guadagna. Questo è il modo in cui fanno i loro soldi e rimangono in attività.

In pratica, supponiamo ad esempio che lo spread sia fisso e di 2 pips. Se allora volete uscire al prezzo di 1,9980 e piazzate quest’ordine, sarete soddisfatti due pips sopra quel prezzo, cioè a 1,9982. Vale comunque la pena notare che lo spread che si paga in generale può essere dipendente dalla volatilità dei mercati e, nel caso del Forex, dalla coppia di valute che si scambiano.

Ecco le spese di alcune piattaforme di trading famose, tanto per darvi una prima idea dei costi da sostenere ad es. nel caso del Forex (ma verificateli sempre prima sul sito del relativo broker, poiché nel frattempo potrebbero essere cambiati):

  • PLUS 500: spread di 2 pips su EUR/USD, nessuna commissione;
  • MARKETS.COM: spread EUR/USD 2 pips;
  • ETORO: spread contenuti e nessuna commissione;
  • AVATRADE: spread medio fisso da 3 a 7 pips, variabile da 0,9 a 2,9 pips, nessuna commissione.


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