Costruire un buon portafoglio investimenti

zzzz5732Una volta “fotogafata” e analizzata la propria situazione finanziaria di partenza, il secondo passo è quello di iniziare a valutare quale possa essere il portafoglio ideale dei propri investimenti, tenendo conto di ciò che ha reso di più in passato, del grado di rischio dei vari investimenti, della diversificazione, dei propri obiettivi, etc.

1) COSA È UN PORTAFOGLIO 

Un portafoglio, detto anche asset, è un insieme di attività reali e finanziarie in seguito a un investimento. La creazione di un portafoglio di immobili, beni rifugio, obbligazioni, azioni o altri strumenti finanziari si spiega con la necessità di operare una diversificazione dei propri investimenti, così da ridurre il più possibile il rischio di subire perdite a causa della perdita di una singola attività. Infatti, l’investimento in un portafoglio di attività non correlate fra loro risulta essere meno rischioso – anche se potenzialmente meno redditizio – dell’allocazione di un capitale su un’unica tipologia di investimento. Uno dei fattori principali – insieme alla propensione al rischio – che determinano la composizione di un dato portafoglio, è senza dubbio l’orizzonte temporale dell’investitore, che a sua volta dipende da numerose variabili, quali la sua età, la composizione della famiglia, il reddito personale, gli obiettivi futuri, etc. 

2) COSA HA RESO DI PIÙ IN PASSATO 

Di primo acchito, si potrebbe pensare che la soluzione migliore sia investire sul mercato che rende di più nel corso del tempo. Il problema è che, qualsiasi mercato si consideri – immobiliare, azionario, ma anche petrolifero, dell’arte, etc. – ogni investimento ha la sua storia di alti e bassi, pure sulle lunghe scale di tempo. Per esempio, se all’inizio degli anni Novanta si andava vedere cosa aveva reso di più nei 30 anni precedenti fra l’investire in case, Titoli di Stato e Borsa, si scopriva che il migliore era stato l’investimento immobiliare, i Titoli di Stato si erano difesi bene, mentre l’investimento azionario, buon ultimo, aveva uguagliato l’inflazione, non portando quindi a un guadagno reale. Se invece guardiamo a cosa ha reso di più negli ultimi 30 anni fra petrolio, case e azioni, scopriamo che l’investimento più redditizio è stato il petrolio, seguito da quello immobiliare e ancora ultimo quello azionario.

3) CLASSIFICAZIONE DEGLI INVESTIMENTI 

In effetti, più che classificare gli investimenti in base alla loro performance storica – dal momento che i rendimenti passati danno delle indicazioni utili ma non molto di più – risulta utile classificare gli investimenti sulla base del loro grado di rischio, cioè di dar luogo a perdite o comunque a rendimenti inattesi. In tal caso, si scopre che gli investimenti a basso rischio sono i certificati di deposito, BOT e CCT ed i fondi monetari, quelli a rischio limitato sono i BTP, i titoli di Stato di paesi dell’area euro ed i fondi obbligazionari, quelli a rischio moderato sono gli immobili a reddito, i fondi azionari e bilanciati oflessibili, gli ETF e gli ETC, le valute, le obbligazioni societarie e le azioni “blue chips” (cioè delle grandi società), mentre quelli a rischio elevato sono i beni rifugio diversi dagli immobili (oro, preziosi, arte, etc.), i derivati (cioè i futures, le opzioni, i warrant, etc.), e le azioni speculative.

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4) L’IMPORTANZA DELLA DIVERSIFICAZIONE 

La presenza del rischio induce gli investitori a diversificare gli investimenti – cioè il proprio portafoglio – per ridurre il rischio a parità di rendimento atteso. In generale, tale diversificazione si può effettuare per durata, rischio di liquidità, rischio valutario, etc., investendo su mercati diversi (immobiliare, finanziario, vari beni rifugio, etc.), in tipologie di prodotti differenti (ad es., per il mercato finanziario, obbligazioni,azioni, opzioni, etc.) e – sempre nel caso del mercato finanziario, in titoli differenti per società e settore di afferenza, moneta di denominazione e mercato di appartenenza (ad es. Borsa italiana o Usa), durata. Per una reale diversificazione fra le attività del portafoglio, tuttavia, non vi deve essere fra loro correlazione, o ci dev’essere una correlazione “negativa” (come ad es., in campo finanziario esiste tra azioni e obbligazioni, o tra settore energetico e settore manifatturiero).

5) IL PORTAFOGLIO IDEALE 

In pratica, i vari “strumenti di investimento” (cioè i vari mercati ed i loro singoli prodotti) possono essere rappresentati da una piramide, la cui base è composta dagli investimenti a basso rischio, la parte intermedia da quelli che accrescono il capitale e la cima agli investimenti speculativi.  Un investitore dovrebbe costruire il proprio portafoglio sia in base al proprio profilo di rischio – che vedremo come si determina – sia in base ad un criterio di “diversificazione”. Non tutti i possibili investimenti, quindi, saranno adeguati al suo livello di rischio, ed anche fra quelli adeguati, dovranno avere un peso maggiorenel portafoglio quelli meno rischiosi e un peso minore i più rischiosi, rispettando la “piramide del rischio”. In altre parole, il portafoglio ideale di un investitore deve contenere una buona base di attività meno rischiose e una percentuale minore di attività più rischiose.

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