ETF inversi o short selling: cosa è meglio?

zz4578Gli ETF sono diventati un prodotto di prima necessità nella maggior parte degli arsenali dei trader e degli investitori. Molti operatori attivi hanno infatti abbracciato gli ETF e gli emittenti di ETF hanno risposto dando a questi operatori l’accesso a quasi ogni angolo del mercato globale degli investimenti. Gli ETF inversi, che aumentano di valore al calare del valore delle attività sottostanti, sono uno di questi strumenti. Ma è meglio “vendere allo scoperto” o comprare un ETF inverso?

Per rispondere a questa domanda senza dubbio molto interessante, dobbiamo vedere quando è prudente essere ribassisti, come funziona la vendita allo scoperto, come funzionano gli ETF inversi, e quale metodo si adatta meglio a una serie di particolari obiettivi finanziari o strategie di trading.

I ribassisti si aspettano che il prezzo di un bene declini e prendono una posizione per guadagnare se questa aspettativa si realizza. Mentre è diventato molto più comune di un tempo per gli investitori retail il prendere posizioni “corte” o acquistare ETF inversi (detti anche “ETF Short”), molti sono ancora diffidenti, considerandolo troppo rischioso. Eppure la vendita allo scoperto o l’acquisto di ETF inversi può essere uno strumento prezioso, e può effettivamente aiutare i trader e gli investitori a raggiungere i loro obiettivi finanziari.

I mercati, infatti, non sempre aumentano,  per cui fare trading solo long – o sul lato lungo – significa rinunciare a un potenziale profitto quando i mercati declinano. Utilizzando strategie di short-selling o l’acquisto di ETF inversi durante la discesa dei mercati e strategie di trading al rialzo durante il rialzo dei mercati, si ha una massimizzazione del potenziale profitto in entrambe le fasi di salita e discesa.

Ma che cosa è la vendita allo scoperto? Al momento dell’acquisto di un’azione, gli investitori stanno in genere prevedendo che il prezzo salirà e che ad un certo punto in futuro saranno in grado di venderla a un prezzo più alto. Comprare prima, poi vendere. Lo short-selling d’altra parte, significa prevedere un calo dei prezzi; pertanto gli investitori vorranno vendere al prezzo di oggi, sperando di poter poi riacquistare l’azione ad un prezzo inferiore in futuro. La differenza tra i due prezzi è il profitto.

Il vantaggio principale della vendita allo scoperto è che gli investitori possono guadagnare dal calo dei prezzi delle attività. Dato che molti investitori fanno trading solo sul lato long/rialzista, la negoziazione sul lato “corto” (short) significa avere più opportunità per il trading e per fare profitto. La maggior parte dei trader esperti non vedono lo short-selling come qualcosa di più rischioso del prendere una posizione lunga, dato che il rischio è controllato tramite ordini di stop-loss per proteggere il capitale.

Il rischio principale della vendita allo scoperto, infatti, è che, mentre il profitto è limitato (il prezzo di un titolo può crollare solo fino a zero), il rischio è teoricamente illimitato. In una posizione corta, il prezzo del bene potrebbe salire a tempo indeterminato, costringendo gli investitori a dover pagare un prezzo sempre più alto per la “copertura”. Ciò non dovrebbe spaventare nessuno però, dato che una posizione corta può essere coperta – cioè in pratica chiusa – in qualsiasi momento.

Come funzionano invece gli ETF inversi? Un ETF inverso si muove in direzione opposta a quella dell’attività sottostante. Ad esempio, se l’indice  S&P 500 cresce oggi dell’1%, l’ETF short su quell’indice dovrebbe scendere dell’1%. Un ETF inverso crea questo effetto assumendo posizioni su diversi titoli in modo che il guadagno o la perdita giornaliera sia l’inverso dell’indice tradizionale.

Gli ETF inversi hanno in genere il solo scopo di fornire il rendimento inverso su base giornaliera. Se l’indice FTSE Mib si muove in calo del 5% per più di una settimana o un mese, il relativo ETF probabilmente non aumenterà del 5%. Sul lungo termine, infatti, gli investitori possono aspettarsi un certo scostamento tra gli utili e le perdite su un ETF tradizionale e gli utili e le perdite sul corrispondente ETF inverso, a causa dei rendimenti composti e delle perdite sul prezzo di un ETF crescente o decrescente.

Il vantaggio principale di un ETF inverso è che permette agli investitori di approfittare rapidamente e facilmente del calo dei prezzi delle attività. Ipotizzando inoltre che l’investitore paghi per la posizione a titolo definitivo (cioè non usi l’effetto leva), la sua perdita è limitata all’importo investito, poiché il prezzo dell’ETF non può comunque scendere sotto lo zero, a differenza dello short-selling di titoli.

Il rischio principale è che gli ETF inversi non sempre agiscono come previsto. Mentre su base giornaliera si prevede un ritorno inverso sull’indice sottostante, nel lungo periodo il ritorno sugli ETF può variare drasticamente dalle aspettative. Quale è dunque l’approccio migliore per investire al ribasso: lo short-selling o l’acquisto di ETF inversi? Non esiste una risposta univoca, definitiva su quale sia il migliore: entrambi hanno dei vantaggi e sono utilizzati da diversi tipi di trader.

Gli ETF inversi non possono agire esattamente come ci si aspetta nel lungo periodo dal momento che, in genere, l’obiettivo del fondo è quello di fornire il prezzo inverso solo entro una cornice di tempo specifica. Lo short-selling non ha questo svantaggio, ma il rischio potenziale è alto e si può finire per dover pagare elevati dividendi, se si mantiene la posizione aperta per mesi e mesi o oltre. Se sei un day trader, puoi quindi tranquillamente utilizzare entrambi i metodi, altrimenti devi scegliere.



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