ETF, rendimenti vs. performance dei fondi comuni

zz4769Per capire se sia meglio investire in fondi comuni o in ETF – ovvero in fondi negoziati in borsa – occorre confrontare i rendimenti di questi due strumenti. Purtroppo, non si tratta di una cosa facile, ma per fortuna alcuni investitori hanno provato a investire la stessa somma su fondi comuni indicizzati e su ETF che replicavano lo stesso indice per vedere la differenza nella performance.

Infatti, dalla “teoria” e dall’esperienza personale sappiamo che i fondi comuni sono un ottimo strumento di investimento, così come lo sono gli ETF. Se l’acquisto e la vendita intraday è importante, allora gli ETF sono la scelta giusta. Ma, se il day trading non è per noi rilevante, ci conviene di più investire su un indice utilizzando i fondi comuni tradizionali o un moderno ETF? La domanda non è peregrina.

Per confrontare il valore di entrambi i veicoli di investimento diversificato, occorre in pratica costruire due portafogli separati: uno che usa solo ETF e un altro che utilizza, invece, solo i fondi comuni di investimento. Ogni portafoglio può essere costituito, ad esempio, da 12 classi di attività: azioni, immobili, materie prime, obbligazioni, obbligazioni, etc. A ogni classe di asset dovrebbe venir dato lo stesso peso: in questo caso, l’8,33% del portafoglio, e ciascun portafoglio va ribilanciato alla fine di ogni anno per un periodo di 3 anni.

All’interno di ciascuna delle 12 categorie, dovrebbe essere utilizzato l’ETF più grande e il fondo più grande in termini di totale attivo. Non occorre effettuare alcun tentativo di identificare l’ETF o il fondo di investimento con i migliori risultati all’interno di ogni asset considerato. I rendimenti di ETF e fondi comuni devono essere confrontati fra loro al netto dei rapporti di spesa. In prima approssimazione, questa analisi può non tener conto delle tasse, dei costi di negoziazione e dell’inflazione.

I risultati di questo confronto pratico sono stati che il portafoglio basato su ETF e quello basato su fondi hanno prodotto rendimenti quasi identici su un periodo di 3 anni (dal 2010 al 2012): precisamente, un rendimento annualizzato dell’8.13% per il portafoglio ETF e dell’8,23% per il portafoglio dei fondi comuni. Il portafoglio ETF aveva un coefficiente di spesa complessivo assai più basso (0,22% contro 0,63%).

Alcune delle classi di attività hanno dimostrato tuttavia uno spread di performance considerevole tra l’ETF e il relativo fondo comune di investimento, tuttavia questo spread si annulla se si considerano tutti gli asset insieme nel loro complesso. Ciò fa capire come sia interessante concentrarsi su ciò che è il problema più grande dell’investitore: la costruzione di un portafoglio ben diversificato.

Se si sta facendo un investimento in un così gran numero di classi di attività (in questo esempio, erano 12 classi diverse), vi è molta meno pressione a dover scegliere il fondo “giusto”, ovvero se si tratta di un fondo comune di investimento o di un fondo indicizzato quotato. La chiave è vedere entrambi come uno strumento per realizzare un portafoglio ben diversificato, piuttosto che puntare su un singolo tipo di strumento finanziario oppure su pochi fondi “superstar”.

Se vi è un vantaggio a favore di ETF, questo è che la disparità di prestazioni tra ETF tende ad essere inferiore rispetto alla disparità di prestazioni tra fondi comuni. Questo, naturalmente, è attribuito al fatto che quasi tutti gli ETF replicano un indice, mentre i fondi comuni di investimento a gestione attiva – a differenza di quelli indicizzati – danno al gestore la possibilità di selezionare il paniere di titoli su cui investire. Per cui i fondi comuni gestiti attivamente possono produrre risultati brillanti ma alcuni anche terribili.



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