Gestione patrimoniale: capitale minimo, costi, commissioni

zzzz64631) L’IMPORTO DELL’INVESTIMENTO MINIMO

Le Gestioni Patrimoniali Mobiliari, comprando e vendendo direttamente titoli (obbligazioni, azioni, etc.), che hanno a loro volta un taglio minimo, per garantire una certa diversificazione hanno un importo minimo di investimento relativamente alto, che in genere va dai 50.000 o 100.000 euro in su, a seconda del gestore e della particolare linea di investimento scelta: in genere più è elevata la componente azionaria e più la soglia di ingresso è alta, ma in alcuni casi riservati ai grandi patrimoni può essere perfino di 500.000 euro. Invece, nel caso delle Gestioni Patrimoniali in Fondi o SICAV, che consentono di abbinare i vantaggi tipici delle gestioni patrimoniali (dinamicità, personalizzazione del servizio) a quelli tipici dei fondi comuni (possibilità di fare investimenti con importi minimi, elevata diversificazione, facilità di accesso al mercato), l’importo minimo può arrivare, presso alcune banche, ad appena 10.000 euro, in altre a 30.000-50.000 euro. Tali importi minimi si riferiscono solo al primo versamento.

2) COSTI E COMMISSIONI

Affidarsi a una gestione patrimoniale significa pagare costi salati. A incidere in tal senso è soprattutto la commissione di gestione annua, che – per quanto sia negoziabile e in genere parametrata al valore del portafoglio e decrescente al suo crescere – è comunque nell’ordine di qualche punto percentuale all’anno sull’azionario e al di sotto dell’1% sull’obbligazionario (mentre, se comprassi direttamente un’azione od obbligazione con una banca online, pagherei circa lo 0,2% sul capitale investito con un massimo di 20 euro per operazione). Non è possibile distinguere caso per caso, ma alcune gestioni prevedono anche una commissione di performance al superamento degli obiettivi previsti dal contratto, e/o commissioni di uscita, che si riducono quanto più è lungo il periodo per cui i soldi restano investiti. Infine, le gestioni patrimoniali hanno spesso dei costi fissi – citati nel contratto di sottoscrizione e verificabili quando arriva il rendiconto periodico – che, sommati fra loro, alla fine incidono non poco.

3) GLI SVANTAGGI DELLE GESTIONI

I costi, praticamente doppi rispetto ai fondi comuni, rappresentano il principale punto debole delle gestioni patrimoniali, specie per quanto riguarda le Gestioni in Fondi (GPF). Queste ultime, infatti, inglobano nella commissione annuale di gestione quelle dei fondi e delle Sicav in portafoglio, a meno che non investano in ETF (Exchange-Traded Funds), cioè in fondi quotati, che hanno costi praticamente nulli. Buona parte delle GPF, inoltre, investono solo in fondi che fanno capo al medesimo gruppo bancario che si occupa della GPF stessa, anche se sono fondi basso-performanti. Mentre, per quanto riguarda le Gestioni Mobiliari (GPM), non vi è garanzia che il gestore segua l’investimento con la dovuta attenzione e tempestività. Un altro problema delle gestioni patrimoniali è la rendicontazione non sempre trasparente di rendimenti raggiunti, operazioni effettuate, confronto con il benchmark, oltre al fatto che, a differenza dei fondi, non è possibile seguire le quotazioni dai giornali.



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