Inflazione: perdita valore moneta e calcolo svalutazione

zzzz8739L’inflazione è il nemico “numero uno” dei risparmiatori a causa della svalutazione del capitale monetario da essa prodotta, e lo sappiamo ancor meglio da quando è stato introdotto l’euro. Ecco alcuni consigli su come difendersi dall’inflazione, su come misurarne gli effetti e su come ragionare quando valutiamo un investimento.

1) INFLAZIONE E POTERE D’ACQUISTO 

L’inflazione è il normale aumento dei prezzi di beni e servizi, che genera una diminuzione del potere d’acquisto della moneta (nel caso in cui, invece, si registri una diminuzione generalizzata dei prezzi si parla, invece, di deflazione: un’inflazione annua del 5%, ad es., vuol dire che 100 € “valgono” dopo 12 mesi come (100 meno il 5% di 100, cioè) 95 €. La misura dell’inflazione avviene misurando periodicamente i prezzi di un insieme di beni – detto “paniere” – rappresentativo dei consumi finali delle famiglie, riassunti in un cosiddetto “numero indice”, o semplicemente indice. Il tasso d’inflazione non è altro che il tasso di crescita del numero indice così determinato. In particolare, il cosiddetto tasso d’inflazione tendenziale esprime la variazione rispetto al mese precedente, mentre il tasso di inflazione annuale è semplicemente la variazione della media dei 12 indici rispetto alla media dei 12 indici dell’anno precedente.

2) L’EURO E LE ALTRE CAUSE DELL’INFLAZIONE 

Le possibili cause dell’inflazione sono molte: l’aumento dell’offerta di moneta superiore alla domanda,l’aumento dei prezzi dei beni importati, l’aumento del costo dei fattori produttivi, dei beni intermedi o delle materie prime in seguito all’aumento della domanda o per altre ragioni, etc. Anche l’introduzione dell’Euro in Italia è stato causa di un aumento dell’inflazione, stimato intorno al 6% annuo, anche se le statisticheIstat ufficiali non riescono a misurarlo molto bene perché monitorano soltanto i prezzi del bene più venduto di ciascuna categoria contenuta nel paniere di riferimento (ad es. per l’auto monitorano solo il prezzo dell’utilitaria più diffusa) e perché considerano allo stesso modo i beni durevoli con tempi di riacquisto di anni (ad es. l’auto) ed i beni di consumo comprati tutti i giorni o quasi: per questi ultimi, a giugno 2008 si è rilevato un tasso di inflazione tendenziale del 5,8%. 

3) LA SVALUTAZIONE DI UN CAPITALE 

Spesso può essere utile avere un’idea di quanto sarà, concretamente, la svalutazione del nostro capitale nel tempo. Cioè quale sarà, ad esempio, fra 10 anni il valore reale del capitale – e dunque potere di acquisto – di 1.000.000 di euro di oggi se si ipotizza un tasso di inflazione medio del 3% l’anno? La formula per calcolare il valore reale (VR) di un capitale (C) dopo X anni se il tasso di inflazione medio è I, è la seguente: VR = C / (1 + I/100)^X. Quindi, nel nostro esempio concreto, VR = 1.000.000 / (1 + 6 /100)^10 = 1.000.000 /(1,06)^10 = 1.000.000 / 1,790 = 558.000 euro. Dunque, il valore reale del capitale fra 10 anni sarà pari a 558.000 euro di oggi, per cui dopo tale arco di tempo il capitale ed il potere di acquisto si saranno quasi dimezzati. Per fare un calcolo della svalutazione del capitale nel tempo ipotizzando vari possibili tassi di inflazione medi annui, si può utilizzare la seguente tabella, che indica il capitale reale (base = 100) dopo tot anni e un’inflazione X.

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4) RAGIONIAMO SEMPRE IN TERMINI “REALI” 

Il concetto di inflazione va sempre tenuto ben presente quando si fa una pianificazione delle proprie finanze e dei propri investimenti, soprattutto quando si prende in considerazione un arco di tempo lungo. In altre parole, se io faccio un investimento che mi rende il 10% annuo per tot anni, ma il tasso medio prevedibile dell’inflazione per quegli anni è del 3%, l’incremento del mio capitale nominalmente è del 10% l’anno, ma in termini reali – cioè di aumento del potere di acquisto – è del 7% l’anno. Perciò, occorre sempre tenere presente quale è il tasso di inflazione che ci si può aspettare per il futuro (sul breve termine è relativamente facile e ragionevole fare previsioni estrapolando la tendenza degli ultimi mesi o anni) e ragionare, nella valutazione del rendimento effettivo di un investimento, in termini di differenza fra il rendimento annuale nominale e il previsto tasso di inflazione annuale.

5) COME PROTEGGERSI DALL’INFLAZIONE 

L’ideale sarebbe effettuare sempre investimenti che riescano a determinare un rendimento annuo ben superiore al tasso di inflazione annuo, ma per il semplice risparmiatore questa prima strada non è così facile, anche per gli elevati rischi che comporta. Cosa fare, quindi? In pratica, se l’inflazione si mantiene bassa – cioè di alcuni punti percentuali – una semplice difesa dall’inflazione consiste nell’acquistare Titoli di Stato indicizzati all’inflazione (inflation linked), che sono un’ottima invenzione dell’ultimo decennio e “corrono dietro” all’inflazione. Se invece l’inflazione è elevata – in particolare, se è “galoppante” o comunque raggiunge le due cifre – gli immobili (case, terreni, etc.) ed i beni rifugio (oro, preziosi, quadri, etc.) si comportano senza dubbio meglio delle attività finanziarie – indicate nei periodi di crescita economica – in quanto tendono a mantenere inalterato il loro valore nel tempo.



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