Investire all’estero: dove e perché conviene

zz6545Perché investire al di fuori dei paesi europei? Investire a livello internazionale aiuta a diversificare il portafoglio. Anche se l’Europa è una delle più grandi economie del mondo, le azioni delle sue borse costituiscono meno della metà della capitalizzazione totale di mercato del mondo. Un investitore in possesso di azioni solo nazionali o europee probabilmente perderebbe delle opportunità altrove.

Anche se la diversificazione non può garantire un profitto o evitare la perdita in un mercato in declino, diversificando il vostro portafoglio in un certo numero di paesi può aiutare a trarre vantaggio da un più grande insieme di opportunità e, potenzialmente, ridurre le perdite che si verificano in qualsiasi mercato unico, sebbene uno o più mercati esteri possono a volte muoversi nella stessa direzione. I mercati emergenti sono particolarmente interessanti in tal senso per gli investitori evoluti.

Uno dei vantaggi di allocare parte del proprio portafoglio verso i mercati emergenti è quello di aiutare ulteriormente a diversificarlo. La diversificazione offre vantaggi quando le aziende di un comparto non si muovono in sincronia. Infatti, anche se azioni e obbligazioni dei mercati emergenti storicamente sono più volatili rispetto alle azioni di paesi sviluppati e degli investimenti nel reddito fisso, l’esposizione a questi mercati in realtà può ridurre la volatilità complessiva del vostro portafoglio quando i rendimenti delle singole aziende divergono.

Negli ultimi anni, inoltre, le correlazioni tra i mercati globali sono in generale aumentate (vale a dire, i mercati si sono mossi insieme con maggiore frequenza). Ma – che questo trend continui o no – i rendimenti del mercato europeo e degli Stati Uniti storicamente hanno avuto correlazioni inferiori nei confronti dei rendimenti dei mercati emergenti rispetto a quelli di altri mercati sviluppati.

I mercati emergenti hanno anche attributi interessanti che potrebbero contribuire a una forte crescita futura, a cominciare dall’aspetto demografico: le popolazioni di quasi tutti i paesi sviluppati sono previste contrarsi in maniera significativa prima metà del secolo, mentre alcuni paesi in via di sviluppo hanno grandi e giovani popolazioni che si stanno sempre più spostando verso le aree urbane per le opportunità di lavoro che queste ultime offrono loro.

Inoltre, questi paesi sono caratterizzati da un crescente livello di consumi: le economie dei mercati emergenti  storicamente tendono a concentrarsi sui beni ed i prodotti spediti ed esportati all’estero verso i paesi più ricchi. Ma molti economisti prevedono un progressivo allontanamento da questo modello a favore della crescita dei consumi domestici man mano che aumenteranno i redditi delle popolazioni che migrano dalle aree rurali povere nelle grandi città.

Inoltre, tali paesi sono caratterizzati da livelli relativamente bassi di debito: i mercati emergenti tendono ad avere un peso del debito più basso rispetto ai paesi sviluppati. Grazie alla robusta crescita ed al contenimento della spesa, molti governi dei mercati emergenti e le loro aziende hanno bilanci sani. I cittadini dei mercati emergenti tendono ad avere alti livelli di risparmio, il che fa ben sperare che la futura spesa possa arrivare a livelli più vicini alle loro controparti dei mercati sviluppati.

Infine, nei paesi emergenti c’è molto spazio per incrementi di produttività: la produttività nei mercati emergenti è in notevole ritardo rispetto a quella delle economie mature. Tuttavia, gli analisti prevedono che il miglioramento delle infrastrutture ed i progressi tecnologici nei mercati emergenti potrebbero aumentare notevolmente la produttività, un fattore importante nella crescita economica sostenibile.

I mercati emergenti offrono il potenziale per rendimenti superiori alla media di investimento di un investitore tipo. Naturalmente, uno dei principi fondamentali dell’investire è che rendimenti più elevati comportano, in generale, rischi più elevati. Tra i rischi che gli investitori nei mercati emergenti devono prendere in considerazione vi sono fondamentalmente i seguenti:

Rischio di cambio: quando si investe in qualsiasi mercato internazionale, gli investitori corrono il rischio che i tassi di cambio si muoveranno in una direzione sfavorevole. Ciò  potrebbe quindi ridurre gli utili o ingrandire le perdite per gli investitori italiani in termini di euro guadagnati.

Rischio di inflazione: un mix di forte crescita economica e di stretta monetaria insufficiente può portare a un’inflazione elevata, un problema che ha periodicamente riguardato i mercati emergenti. L’inflazione galoppante può svalutare le valute, e rallentare bruscamente la crescita economica;

Rischio istituzionale: I mercati dei capitali nascenti in gran parte del mondo emergente non rispettano le norme contabili e il quadro normativo visto nelle economie più avanzate. Di conseguenza, gli investitori possono avere una protezione limitata dalle frodi o informazioni inadeguate sugli aspetti rilevanti;

Rischio di liquidità: i mercati emergenti hanno di solito volumi di negoziazione molto più piccoli e un numero inferiore di partecipanti rispetto ai mercati sviluppati, il che crea il rischio che gli investitori che desiderino vendere non siano in grado di trovare facilmente un acquirente per le loro azioni al prezzo desiderato. I mercati illiquidi possono avere ampie fluttuazioni di prezzo in un breve periodo di tempo;

Rischio politico: gli investitori sui mercati internazionali si trovano di fronte al rischio che i cambiamenti politici potrebbero influenzare negativamente il rendimento degli investimenti. Molti mercati emergenti hanno una storia di instabilità o di governo che ha solo di recente aperto i loro mercati dei capitali agli investimenti esteri. L’incertezza politica, i conflitti geopolitici, o azioni del governo inaspettate potrebbero pesare sui rendimenti o, nel peggiore dei casi, comportare l’impossibilità di vendere un investimento.



Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *